8 marzo 2010 – Incontro con il mondo universitario

Il nostro Paese non sta attraversando un momento felice ed è fuor di dubbio che l’università, la ricerca e più in generale il mondo dell’istruzione siano tra i settori che più soffrono di questa situazione. Siamo in presenza di una vera e propria emergenza ricerca che incrocia ed esaspera gli effetti della crisi economica sull’impresa e sul lavoro.

Se un numero ormai impressionante di grandi gruppi industriali ad alta tecnologia decide di dismettere i propri investimenti in Italia è perché è sempre più drammaticamente evidente l’assenza di una politica industriale, di una politica per la ricerca e per l’innovazione.

Il governo Berlusconi ha scelto la strada dei tagli, decurtando i finanziamenti ad importanti enti di ricerca e lasciando invece volare la spesa per acquisti di beni e servizi delle pubbliche amministrazioni.

Rischiamo ora di ritrovarci un esercito di ricercatori disoccupati. Occorre, invece, ripartire dal capitale umano, utilizzando la riforma dell’università per fare degli atenei italiani il cuore pulsante del sistema nazionale della ricerca.
In tal senso la riforma dell’università è urgente e necessaria.

L’obiettivo è far ripartire l’ascensore sociale e sbloccare il Paese, investendo sui giovani studenti e ricercatori e non ridurre ancora le risorse pubbliche destinate a università e ricerca, sulle quali siamo già indietro rispetto al resto d’Europa.  Le fortissime critiche giunte dalla stessa maggioranza, sulla riforma in discussione,  dovrebbero consigliare maggior prudenza.

Il disegno di legge in discussione è poco coraggioso e, soprattutto, privo di una visione di fondo sul futuro dell’Università e della ricerca.

Ha un approccio centralista e burocratico, con un eccesso di deleghe che tornano all’esecutivo sul tema squisitamente sociale, come il diritto allo studio ed anche della valutazione.

In qualità di Assessore regionale all’Istruzione e al Diritto allo studio, nonchè di coordinatore della nona commissione stato-regioni, ho espresso, nello specifico, due forti preoccupazioni.

Mi riferisco agli articoli 4 e 5 inerenti il diritto allo studio universitario contenuti nel ddl Gelmini.
L’articolo 4 istituisce un fondo nazionale per il merito e nella stesura proposta prevede di assegnare premi e prestiti ai migliori studenti universitari sulla base di test nazionali,  esautorando così le regioni di una competenza propria.

Le modalità scelte sono tipicamente centraliste e pur condividendo l’obiettivo di premiare l’eccellenza, ritengo che si tratti di una duplicazione dei fondi già destinati agli studenti meritevoli, ma privi di mezzi erogati dalla regioni attraverso le borse di studio.

Il governo nazionale da una parte ha ridotto drasticamente i fondi per il diritto allo studio universitario (nel 2010 sono previsti solo 99 milioni di euro), dall’altra istituisce un nuovo fondo che oltretutto è destinato non ai migliori studenti privi di mezzi come indica la Costituzione italiana, ma indistintamente a tutti gli studenti meritevoli.

Sarà nostra iniziativa – e per questo mi impegnerò – trovare un punto di equilibrio che garantisca gli studenti meno abbienti, ma particolarmente meritevoli, mantenendo comunque lo spirito di una norma che vuole sviluppare le politiche dell’eccellenza.

L’articolo 5 contiene i criteri per una delega al Governo per stabilire i livelli essenziali delle prestazioni del diritto allo studio universitario. Si tratta di un intervento necessario che rischia di essere rinviato nel tempo se contenuto nel disegno di legge Gelmini.

Per questo riteniamo opportuno stralciarlo dal disegno di legge e inserirlo o nella Finanziaria 2010 o nei suoi collegati in modo da dare al paese e agli studenti universitari una nuova normativa a distanza di vent’anni dalla legge n.390 del 1991, ultima legge in materia.

La riforma Gelmini è, soprattutto, un intervento privo di copertura finanziaria, infiocchettato con slogan di facile presa elettorale.
Ciò che il centrodestra sa ma tace  è che il tema delle risorse è centrale.
Per una riforma come questa, decisiva per il futuro delle prossime generazioni, è impensabile che si chiudano i cordoni della borsa.
Ad oggi, sulla riforma non è stato messo un solo euro, a fronte del 50% di tagli alle spese di funzionamento.
La diminuzione dei finanziamenti all’università programmata per gli anni 2010-2012 fa presagire, se non corretta, il dissesto finanziario degli atenei, il blocco del ricambio generazionale con perdita dei migliori ricercatori, che andranno inevitabilmente laddove sono offerte nel frattempo migliori occasioni, l’accentuazione della perdita di competitività del Paese.

Per questo condivido le forti preoccupazioni espresse dai numerosi docenti delle nostre Università su un disegno di legge che nel 2011 arriverà a tagliare del 17,12% le risorse del fondo di finanziamento ordinario, mettendo a serio rischio i bilanci delle Università e la possibilità, quindi, di investire in favore degli studenti.
Occorre, invece, riattivare un canale certo e trasparente di finanziamento ordinario delle Università.
La vera riforma di cui il nostro paese ha bisogno deve caratterizzarsi come:
• Un intervento organico e duraturo per l’università, che costituisca il primo passo di una politica di sviluppo dell’intero sistema formativo e, perciò, rispondente alle esigenze delle nuove generazioni;
• Un nuovo welfare studentesco che garantisca a tutti l’opportunità di crescere e formarsi in base al merito e alle proprie capacità.
• Un intervento basato su una rigorosa valutazione dell’impiego delle risorse e delle attività di didattica e di ricerca;
• Sull’introduzione di strumenti di governance che valorizzino l’esercizio dell’autonomia  responsabile.
Un intervento, soprattutto, accompagnato da un realistico programma di investimenti di medio periodo, i cui risultati vanno seriamente monitorati.
A livello regionale l’auspicio è che si possa avviare e consolidare un sistema regionale delle università aperto al territorio.

Il sistema universitario della nostra regione ha un ruolo particolare sul piano nazionale.

È quello di maggiori dimensioni sia come numero di docenti e studenti sia come ammontare di risorse impegnate.

Si distingue, inoltre, per l’unicità della sua articolazione interna: riunisce atenei di grandi, medie e piccole dimensioni, alcuni con storia secolare altri del tutto recente; vede la compresenza di atenei statali accanto a un numero rilevante di non statali e di università pontificie e religiose.

Il sistema si potrà realizzare a patto che si sviluppi una forte coesione e una collaborazione tra gli atenei rispettosa delle autonomie e delle identità di ciascuno;

Che, in secondo luogo, si sviluppino relazioni forti e coordinate con gli enti locali proseguendo sul solco di quanto si è fatto nel corso di questi ultimi anni con la Regione Lazio anche al fine di facilitare il rapporto continuo con le imprese.
L’Assessorato regionale all’Istruzione e al Diritto allo studio che dirigo dallo scorso ottobre si sta impegnando al massimo delle sue capacità e competenze per supportare il mondo dell’Università e della ricerca.
Attraverso Laziodisu, l’ente regionale preposto a tale ruolo, abbiamo realizzato una serie di interventi che è  mia volontà illustrarvi brevemente.
Le borse di studio, innanzitutto. Nel 2005, quando abbiamo ereditato questa regione dalla precedente amministrazione di centrodestra, venivano erogate poco più di 15mila borse di studio, lasciando insoddisfatti 2.800 idonei.
Nel 2009, invece, le borse di studio concesse sono state quasi 20.000, soddisfando tutti gli idonei attraverso uno stanziamento di ben 54 milioni di euro.
Le residenze universitarie. Nel 2005 per gli studenti universitari fuori sede che frequentavano gli atenei di questa regione c’erano a disposizione 1.966 posti alloggio.
Abbiamo ampliato l’offerta arrivando, oggi, a ben 2.819 posti ed entro la fine dell’anno arriveremo a ben 3.229.
Nuovi posti alloggio, dunque, anche attraverso la ristrutturazione di residenze storiche come quelle di via Cesare De Lollis e di via de Dominicis, ma anche attraverso l’apertura di tre nuove strutture, tutte all’avanguardia e che nulla hanno da invidiare alle strutture ricettive esistenti negli altri paesi d’Europa.
Abbiamo, inoltre, avviato il nuovo piano edilizio che interesserà i comprensori di Santa Maria della Pietà, vicolo Savini, via Papareschi e Folcara che porterà un incremento di ulteriori 1.100 posti alloggio.
Le mense. Dal 2005 ad oggi sono stati erogati circa 1 milione e 200mila pasti pasti l’anno presso le strutture di ristorazione di Laziodisu e sono state aperte le nuove mense di Tor vergata e di Rieti.

La Regione Lazio, sempre tramite Laziodisu, ha inoltre avviato i programmi di realizzazione di nuove mense che saranno preste aperte a Roma Tre, a Folcara (Cassino) e presso le facoltà di architettura della “Sapienza” site in via Quaroni e a Valle Giulia.

Risultati e nuovi obiettivi, dunque. Come, ad esempio, l’istituzione del servizio di medicina preventiva all’interno delle nostre Università.

Abbiamo stanziato 450mila euro per predisporre, presso i nostri atenei, dei locali in cui verrà offerto questo servizio gratuitamente a tutti gli studenti che ne faranno richiesta.

Penso, ancora, al proseguimento dell’importantissimo che stiamo realizzando attraverso Soul, il sistema di orientamento Università e lavoro che coinvolge oggi 7 atenei della nostra Regione.

Un servizio fondamentale per costruire quel collegamento necessario tra Università e mondo del lavoro e che offre a studenti e laureati migliori possibilità di inserimento professionale e servizi di orientamento al lavoro.

Significato è stato anche il nostro impegno per l’orientamento attraverso lo stanziamento, per l’anno accademico in corso, di 200mila euro in favore di questo servizio attivato presso tutte le Università.

Un occhio di riguardo anche per gli studenti disabili. Abbiamo investito, per l’anno in corso, 1 milione e 425mila euro per garantire trasporto e assistenza e per far sì che l’Università sia un luogo di tutti e per tutti, anche per chi è meno fortunato di noi.

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